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I bambini dovrebbero avere cento genitori.
Paul Henningsen
Questi appunti nascono dalla specifica esigenza di rendere esplicite alcune idee sullo stato di fatto e sul futuro dell’associazione di promozione sociale e culturale CoAbitare. La necessità personale, confortata dalla lettura di varie esperienze concrete di cohousing, oltre all’esperienza diretta dei primi passi dell’associazione CoAbitare nel campo operativo, è quella di volere esplicitare quanto più possibile certi processi prima di intraprendere dei progetti concreti, cercando di chiarire fin da subito alcuni metodi decisionali, ruoli, tempistiche e modi di procedere, al fine di prevenire quanto possibile conflitti e fallimenti.
Paolo Sanna per CoAbitare
Cosa non è CoAbitare
Coabitare non è una agenzia immobiliare. Coabitare non acquista e non vende alloggi. Non è un intermediario commerciale e non percepisce alcun guadagno per le proprie attività. Coabitare non è una impresa di costruzioni. Coabitare non realizza abitazioni. Non possiede una gru. Non possiede betoniere, recinzioni per cantieri ed escavatori. Coabitare non è uno studio professionale. Coabitare non rappresenta uno studio di progettazione architettonica ed ingegneristica, non ha un tariffario per le prestazioni professionali, non offre prestazioni immobiliari, urbanistiche e catastali a pagamento, non ha una partita iva e non fattura.
Cosa è CoAbitare
CoAbitare è una associazioni per la promozione sociale e culturale. Essa nasce con l'intento, l'esigenza e la missione di promuovere il modello del cohousing nella società, tra le istituzioni, nelle scelte politiche e legislative delle amministrazioni pubbliche.
La promozione sociale avviene pertanto nella definizione di criteri più sostenibili, meno individualistici, per vivere in comunità secondo i principi di un mutuo soccorso e cooperazione tra gli individui.
La promozione culturale è data dalla ricerca continua delle soluzioni intellettuali e pratiche più consone per la concretizzazione del modello descritto. I soci di CoAbitare sono portati all'impegno, sia nella ricerca teorica che nelle attività pratiche dell'associazione. Il contributo di ogni socio, in termini di formazione e competenze personali, contatti ed esperienze, disponibilità di tempo, costituisce la risorsa e la ricchezza principale dell'associazione.
Cosa può essere e ancora non è CoAbitare
L'associazione, come detto, non compra e non vende case, né le costruisce. Il fine ultimo di CoAbitare, però, rimane quello di portare alla concretizzazione del modello del cohousing e quindi di favorire la costruzione di esempi reali di coabitazione.
Essa si pone come punto di riferimento, come contenitore in cui convergano le persone, le esigenze, le aspirazioni, ma anche le competenze, le professionalità, i contatti e la volontà di realizzare dei progetti concreti.
Per propria costituzione di associazione di promozione sociale, CoAbitare raccoglie tutti gli elementi descritti e li mette in contatto tra loro. Una struttura diversa, di diverso valore giuridico e diverse capacità economiche, una volta raccolto il materiale di partenza, ovvero le persone ed i loro intenti, avrà il compito e la possibilità di realizzare un progetto concreto.
L'associazione è quindi il luogo dove le persone si conoscono, si confrontano e possono decidere di acquistare una abitazione per sperimentare e mettere in pratica il cohousing. All'interno dell'associazione, cioè, si creano i presupposti per la formazione di un gruppo d'acquisto.
Quando si forma un gruppo d'acquisto? Dalle esperienze finora avute dall'associazione si è capito che probabilmente non bastano le buone intenzioni per formare un gruppo d'acquisto. Innanzitutto la scelta di acquistare una casa, di accendere un mutuo, di gestire una ristrutturazione o una nuova costruzione, di comprendere le reali esigenze della propria famiglia e dei futuri vicini costituisce una esperienza molto forte, che richiede una grande preparazione, un grande impegno e porta ad assumersi tante responsabilità. Un gruppo d'acquisto potrebbe formarsi spontaneamente sulla scorta dell'esperienza umana maturata all'interno di CoAbitare, sulla forza dei legami affettivi instauratisi nell’ambito dell'associazione e sulla comunione d'intenti verificatasi nel contesto di un gruppo di amici, o in altri ambiti sterni all'associazione, anche in assenza di un luogo reale da abitare. Nei casi più fortunati, all’interno del gruppo di acquisto potrebbero già essere presenti alcuni elementi con specifiche competenze immobiliari, legislative, architettoniche e finanziarie, conoscenze fondamentali per trovare, scegliere, acquistare, ristrutturare o costruire una casa in un probabile futuro. In quel caso CoAbitare potrebbe semplicemente guardare alcuni dei suoi figli muovere i primi passi autonomamente, supportandoli con tanto amore e una buona pubblicità, apponendo il proprio marchio sul progetto, qualora esso rispecchi interamente i principi che l’associazione propone.
E' forse più facile, però, che un gruppo d'acquisto si formi in presenza di un immobile vero, fatto di muri, finestre, porte e un tetto, o di un terreno edificabile da acquistare. Un edificio e un luogo reale, visitabile, che si possa fotografare e disegnare, progettare, pensare ed inventare è molto più facile che stimoli l'attenzione e l'esigenza di confrontarsi concretamente coi temi del cohousing, con la sperimentazione reale di tale modello abitativo, ma anche con le proprie effettive possibilità economiche, le proprie e reali esigenze abitative, la concreta volontà di cambiare in modo deciso il proprio modo di vivere e di abitare.
Qui sorge il primo tema di confronto e di riflessione attorno a ciò che deve essere la funzione ulteriore dell'associazione oltre alle mansioni di aggregazione, promozione e divulgazione, di cui si è già discusso e che in gran parte sono già in atto. L'attuazione concreta del cohousing passa, evidentemente, dalla formazione del gruppo d'acquisto. Il gruppo d'acquisto, probabilmente, ha origine da proposte concrete di luoghi dove abitare e in presenza di progetti di fattibilità su tali immobili e non solo sulla base di principi teorici condivisi. A questo punto, diventa fondamentale porsi alcune domande: CoAbitare deve proporre ai propri iscritti queste opportunità di scelta? CoAbitare deve favorire in tal senso la formazione dei gruppi d'acquisto? CoAbitare ha una struttura in grado di fare queste proposte? Se no, si deve dotare di una struttura di questo tipo? CoAbitare deve e può attuare degli studi tecnici di fattibilità architettonica, urbanistica ed economica a beneficio dei propri soci? All’interno dell’associazione esistono reali esigenze di acquistare degli immobili e i soci sono realmente pronti a compiere questo passo?
Un possibile percorso per la realizzazione concreta di progetti di coabitazione
(se la risposta alle domande precedenti è si…)
All’interno di Coabitare si creano i presupposti per la condivisione dei principi della coabitazione. La gente si conosce, parla del cohousing, si confronta, fa amicizia e, in qualche modo, si sceglie. L’importanza di questa prima fase è enorme. CoAbitare resta l’origine e il riferimento centrale imprescindibile di ogni iniziativa. CoAbitare, ed in particolar modo la struttura operativa[*] dell’associazione, propone ai soci delle soluzioni abitative concrete, organizzando visite nei probabili luoghi di insediamento, attuando degli studi di fattibilità urbanistici, architettonici e finanziari di massima, organizzando specifiche riunioni con i soci interessati al singolo progetto. Attorno ad un possibile interesse per il progetto di massima proposto, si forma un gruppo d’acquisto. Il gruppo d’acquisto avrà bisogno di essere consolidato tramite specifiche riunioni operative, durante le quali potranno registrarsi defezioni e nuovi ingressi, critiche e integrazioni al progetto originario e specifici approfondimenti, secondo i principi condivisi della progettazione partecipata.
La fase intermedia tra la formazione del gruppo d’acquisto e la costituzione della cooperativa richiede una particolare attenzione, essendo il momento più delicato dell’intero processo. E’ in questo frangente che il gruppo diventa realmente consapevole del proprio potenziale e in cui si interroga sulla concreta possibilità di investire dei soldi su un progetto concreto. Le stime e i progetti di massima devono diventare valutazioni precise e verosimili, sulla base delle quali il gruppo possa farsi prospettare dei mutui dalle banche o prendere accordi per eventuali finanziamenti. In questa fase le competenze professionali specifiche assumono una fondamentale importanza, così come diventa necessaria l’assunzione di responsabilità sulla redazione di progetti architettonici e valutazioni economiche preliminari che non dovranno discostarsi dalla loro versione definitiva. Dei professionisti, interni o esterni a CoAbitare, dovranno assumersi tali responsabilità e per questo ricevere un formale incarico e percepire un compenso concordato col gruppo d’acquisto. Valutata la fattibilità della proposta, l’effettiva disponibilità economica di ciascun membro del gruppo, il gradimento del progetto, il gruppo fonda una cooperativa ad hoc per lo specifico intervento. La cooperativa, e non l’associazione CoAbitare, acquista il terreno edificabile o l’immobile da ristrutturare, presenta un progetto, apre un cantiere e realizza il progetto. Il ruolo di CoAbitare in queste fasi, dalla creazione dei presupposti alla realizzazione del progetto è molteplice.
All’interno di CoAbitare le persone si uniscono e mettono in comunione i propri intenti e la reale esigenza di vivere una nuova esperienza abitativa. E’ CoAbitare che promuove la ricerca degli immobili o dei terreni, la proposta e le visite degli stessi. Le indagini conoscitive e gli studi di fattibilità di massima redatti secondo specifici canoni sono ancora di competenza di CoAbitare.
Non è CoAbitare ad assumersi la responsabilità della progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva degli interventi e della loro valutazione economica. Tali attività saranno demandate, di comune accordo tra i membri del gruppo d’acquisto, a specifici tecnici interni o esterni a CoAbitare, in qualità di liberi professionisti e non di soci. CoAbitare accompagna i propri soci fino alla formazione della cooperativa. Dalla formazione della cooperativa in avanti, sarà la cooperativa stessa a determinare autonomamente le proprie scelte, compresa la realizzazione o meno del progetto di massima proposto da CoAbitare per quell’immobile o quel terreno. Se il progetto della cooperativa dovesse essere attuato secondo i canoni di CoAbitare, l’associazione ne potrà seguire l’attuazione secondo una formula di supervisione esterna, annoverandolo, a compimento avvenuto, tra i propri progetti ideati e realizzati. In tal caso sarà garantita da CoAbitare la massima visibilità dell’intervento tra le istituzioni e tutti gli enti vicini all’associazione e la promozione dello stesso quale esempio pilota di un innovativo modello abitativo.
La struttura operativa
Al fine di un corretto espletamento delle fasi preliminari alla realizzazione di progetti insediativi concreti di cohousing, CoAbitare dovrà dotarsi di una specifica struttura operativa, così come accaduto, anche in forme diverse, in esperienze di cohousing in diversi paesi europei e negli Stati Uniti. La struttura operativa, che potrebbe coinvolgere ed unificare i cosiddetti gruppi tecnici ed il gruppo di scouting, dovrebbe essere appunto formata dai soci che hanno specifiche competenze nel campo immobiliare, del territorio, architettonico, urbanistico, ingegneristico, amministrativo e legale. La struttura operativa, che opera necessariamente a titolo gratuito per l’associazione, così come gli altri gruppi di lavoro (sociale, comunicazione, segreteria, direzione e presidenza) dovrebbe espletare una serie di funzioni e di attività imprescindibili per la realizzazione dei progetti concreti di cohousing:
· ricerca, valutazione e selezione di siti ed immobili nel territorio adatti al cohousing
· stesura di studi di fattibilità su specifici progetti in forma preliminare
· ricerca di bandi di assegnazione di immobili, di finanziamento e agevolazioni fiscali
· consulenza legale e amministrativa su specifiche questioni tecniche
La ricerca dei siti e degli immobili adatti al cohousing è una attività piuttosto complessa e stimolante. Non è immaginabile che qualsiasi segnalazione possa essere presa in considerazione, così come è improbabile che poche persone possano assumersi il compito di perlustrare l’intera città alla ricerca di un sito interessante. Sarebbe necessario che un gruppo di soci, aventi competenze relativamente al riconoscimento della vocazione al cohousing del singolo luogo, ma soprattutto buona volontà, senso critico, e conoscenza del territorio, si diano un metodo di studio e catalogazione dei siti e degli immobili, con opportune schedature complete di ubicazione, materiale fotografico, informazioni relative ai collegamenti coi mezzi pubblici, presenze e singolarità dei dintorni (scuole, servizi, parchi, luoghi turistici di pregio, ecc…). Alla schedatura dei siti dovrebbe seguire uno studio di fattibilità degli interventi, redatto da soci maggiormente competenti nelle materie tecniche di indirizzo architettonico ed ingegneristico. Gli studi di fattibilità costituiscono un primo documento preliminare di un percorso progettuale ben più ampio e complesso e non possono costituire, da soli, un vero e proprio progetto. In essi dovrebbero essere presenti informazioni riguardanti i vincoli urbanistici e catastali della proprietà, un conteggio dei dati dimensionali e delle potenzialità edificatorie del sito, delle preliminari idee progettuali sul possibile insediamento architettonico, comprendente specifici accorgimenti e metodologie per il risparmio energetico (ad esempio la classificazione energetica del nuovo intervento secondo parametri riconosciuti tipo CasaClima), una prima valutazione di massima della realizzazione.
La ricerca dei bandi sia per l’assegnazione di siti edificabili e di immobili da ristrutturare e sia di bandi di finanziamento è un’attività preziosissima per l’associazione CoAbitare. L’informazione continua e ramificata su tutte le possibilità di facilitazione da parte di enti pubblici e privati in merito alle iniziative dell’associazione è fondamentale perché i progetti possano essere concretamente realizzati. Questo specifico campo di azione potrebbe essere riservato principalmente a tutti i soci usualmente attenti ed informati sulla pubblicazione di bandi pubblici, per motivi lavorativi o per interesse personale (dipendenti di Comune, Provincia e Regione, collaboratori di enti pubblici e privati, comunitari, e di pubbliche amministrazioni).
Infine, l’attività di consulenza sia amministrativa che legale in merito alle specifiche questioni pratiche riguardanti i vari progetti in corso è fondamentale per potersi muovere con serenità e sicurezza nella realtà dell’edilizia e del mercato immobiliare.
E’ inoltre fondamentale l’apporto in merito alla materia normativa delle cooperative, del diritto e della gestione della proprietà immobiliare, della compravendita immobiliare, dei finanziamenti e dei mutui bancari. Per ognuna di queste tematiche si dovrebbero riconoscere alcuni soci di riferimento che si assumano l’onere di portare avanti le iniziative che di volta in volta l’associazione potrà promuovere. L’attività del gruppo operativo dovrebbe essere esplicitata con opportune pubblicazioni, resoconti, recensioni e materiale divulgativo nel sito dell’associazione, a cura degli stessi soci membri.
Come immagina le sue case CoAbitare
Sono elencati, di seguito, una serie di principi generali, riguardanti alcuni criteri di progettazione che l’associazione ritiene importanti e che vorrebbe riconoscere nelle proposte architettoniche dei suoi interventi. Se è importante e imprescindibile l’aspetto del risparmio energetico, della qualità costruttiva dei manufatti edilizi, del costo contenuto degli alloggi, è altrettanto vero che tali temi sono facilmente riscontrabili e quantificabili in modo oggettivo in un qualsiasi intervento edilizio realizzato in modo responsabile e competente.
Costituiscono invece un valore aggiunto singolare e inestimabile la progettazione degli spazi, della loro distribuzione ed interconnessione che favoriscano la reale socializzazione e condivisione tra gli abitanti. Partendo dall’assunto che l’architettura influisce in modo irreversibile sui rapporti umani, le abitazioni di CoAbitare non potrebbero in nessun modo prescindere dagli aspetti qui proposti.
Gli spazi privati sono sacrosanti Ogni famiglia, unità familiare, singolo individuo, hanno diritto al proprio spazio e alla propria autodeterminazione. Ogni famiglia deve potersi sviluppare secondo le proprie convinzioni, regole e percorsi educativi. Il cohousing non vuole essere in nessun modo una comune degli anni ’60 e non vuole ripercorrerne né i fasti, né i fallimenti.. Lo spazio privato assicura a ciascuno la privacy necessaria per un corretto rapporto con se stessi e con la comunità.
Senza spazi comuni non c’è cohousing Gli spazi comuni sono il luogo che più caratterizza gli insediamenti di cohousing. Di questi luoghi principalmente si dibatte nella fase progettuale della comunità, questi sono gli spazi che si decide di arredare di comune accordo, di cui si sceglie il colore delle pareti e di cui si regola l’uso. Gli spazi comuni sono la colla degli spazi individuali.
Nel cohousing si può sprecare lo spazio In un insediamento di cohousing lo spazio assume un diverso valore rispetto al suo concetto classico. L’edificio in cohousing è un contenitore, in cui gli spazi comuni e gli spazi privati si integrano e, alcune volte, si fondono tra loro. Ma il contenitore rimane unico. Nulla si disperde in questo processo. Esistono solo degli scambi, durante i quali è possibile che i confini siano rarefatti o molto netti. Nel cohousing lo spazio si può sprecare, perché in realtà, lo spazio non si spreca mai. Il vecchio concetto del metro quadro e del suo costo cambia radicalmente. Ogni metro quadro di spazio privato acquista dei metri quadri di spazio comune, quindi, vale di più. Rinunciare ad un soggiorno spropositato per avere in cambio un’ampia veranda comune è, ad esempio, un conveniente scambio a vantaggio di tutti, senza alcuna perdita economica e di spazio individuale.
Gli alloggi privati si liberano del sovrabbondante Gli alloggi privati saranno dotati dei necessari ambienti e saranno progettati secondo le esigenze dei rispettivi abitanti. La tendenza sarà però quella di ridurre al minimo le dimensioni degli spazi normalmente poco utilizzati in una casa, cercando di ragionare sulla effettiva utilità di intere camere dedicate a funzioni non quotidiane. Depositi, dispense, ripostigli, lavanderie, doppi o tripli servizi, lunghi corridoi e disimpegni, enormi soggiorni o sale di rappresentanza, camere studio-stirerie o mini palestre, camere da letto per ospiti saltuari, potranno essere soppiantate da alcuni servizi comuni che mantengano le stesse funzioni, ma il cui uso sia condiviso, così come le strumentazioni al loro interno, i relativi costi e benefici. Questo sistema di alleggerimento degli alloggi e di condivisione degli usi oltre che degli spazi si presta ad una attenta progettazione partecipata da parte degli abitanti, durante la quale sia possibile far emergere le priorità del gruppo e le esigenze dei singoli, secondo un modello che è specifico per quella comunità.
Gli spazi comuni non sono stanze che rimangono chiuse Gli spazi comuni non devono necessariamente essere delle stanze separate da altre stanze. Delle sale separate tramite un corridoio da degli appartamenti. Dei locali a parte, dei luoghi chiusi dei quali ogni abitante ha la chiave per entrare e che chiusi devono rimanere. Gli spazi comuni dovrebbero essere dei luoghi di facile accesso, la cui posizione, gioco forza, induce al transito, all’uso, allo sfruttamento. Lo spazio comune non è una scatola a parte col proprio coperchio, è una parte integrante della propria casa, il coperchio è comune.
Gli spazi comuni si attraversano per forza Sono spazi comuni i corridoi della dimensione più ampia dell’usuale corridoio. Corridoi che diventano giardini d’inverno, verande, piazze, luoghi di passaggio e di sosta. Luoghi dove leggere un libro o prendere un caffè insieme al vicino. Luoghi di incontro. Lo spazio comune mette in relazione gli spazi privati. Esso costituisce una connessione tra gli spazi privati e non è per forza relegato in un angolo. L’abitante deve poter attraversare lo spazio comune e, attraversandolo, poter incontrare qualcuno, un vicino che esce di casa, due vicini che già stanno scambiando due parole, guardare in casa di qualcuno. Il concetto di privacy cambia. Si può decidere di chiudere la porta e stare per conto proprio. Non si può decidere che nessuno passi di fronte alla propria casa e che qui davanti possa sostare per una pausa di relax.
Gli spazi comuni sono inutili se non vengono vissuti quotidianamente E’ antieconomico pensare di dotare l’insediamento di cohousing di spazi comuni che non vengano utilizzati ogni giorno. Ogni metro quadro costruito ha un valore economico piuttosto rilevante. La destinazione e l’uso delle superfici edilizie dovrebbe essere un atto meditato e concordato in modo estremamente critico. Non è detto, ad esempio, che uno spazio comune debba essere costituito a tutti i costi da una cucina comune e che esista l’obbligo di cucinare e mangiare ogni giorno tutti insieme... Se questa fosse una scelta condivisa dal gruppo, lo spazio e l’attività che quotidianamente in esso si svolge, avrebbe un forte senso di aggregazione per la comunità di coabitazione. Altrimenti la cucina comune suonerebbe più come una inutile dotazione da utilizzare sporadicamente, che probabilmente sottrarrebbe spazio ad ambienti comuni il cui uso sia maggiormente necessario. Il gruppo, in sede di progettazione degli spazi comuni, dovrà porsi l’obiettivo di comprendere quali spazi siano veramente necessari e quali possano essere sfruttati quotidianamente per la comunità.
È importante che gli alloggi siano collegati tra loro Gli abitanti in cohousing hanno diritto al loro spazio privato. Ogni famiglia segue il proprio percorso educativo, ha le proprie dinamiche e i propri equilibri. Questo non implica che le persone e le famiglie che vivano in cohousing possano esimersi dal contribuire alla formazione di una comunità di dimensioni più ampie dello stretto nucleo familiare. Un fattore determinante in questo processo è dato dagli spazi architettonici, dalla loro distribuzione e dalla loro interconnessione. E’ importante che gli alloggi privati siano connessi tra loro. Che sia facile andare da un alloggio all’altro, magari in pantofole, senza doversi cambiare d’abito. E’ importante che all’interno della casa del vicino ci si senta a proprio agio e che essa sia un ambiente familiare.
Riassumendo...
Dopo un anno e mezzo di esperienza e di lavoro, durante il quale abbiamo capito che CoAbitare può avere spazio nel contesto sociale in cui si muove, sembra necessario fissare alcuni punti fondamentali perché l’attività dell’associazione abbia un percorso ben preciso e non disperda le sue forze. La struttura che inizialmente CoAbitare si è data, indispensabile per avviare l’attività dell’associazione e utile per fissare alcuni punti di riferimento nei confronti sia dei suoi soci che per gli interlocutori esterni, potrebbe oggi, alla luce dell’esperienza fatta, essere migliorata ed affinata. Sembra importante che a fianco ad ogni figura e ruolo all’interno dell’organigramma, vengano descritte con precisione le funzioni e le attività che ad ogni figura spettano, in modo che tutti (dai soci fondatori all’ultimo socio iscritto) sappiano chi fa cosa. Se per i ruoli istituzionali dell’associazione le funzioni sono ben descritte dallo Statuto e sarebbe inutile qui riproporle, non era altrettanto chiaro al momento della stesura dello Statuto stesso, quale sarebbero state le mansioni e le potenzialità effettive dei gruppi di lavoro. Durante questo primo anno e mezzo di attività sono infatti nate delle esigenze supplementari rispetto alle figure inizialmente individuate nei gruppi sociale, comunicazione, architettura e risparmio energetico. Si è capito, ad esempio, quanto fosse importante istituire un organismo di ricerca dei siti dove realizzare il cohousing, individuato più tardi col nome di scouting. Si è capito che prerogativa di CoAbitare è il privilegio del rapporto umano rispetto alla fredda comunicazione telematica, soprattutto nei confronti dei nuovi soci, per cui si è pensato ad un gruppo di accoglienza che possa introdurre di persona il potenziale iscritto nell’associazione. E’ stato inoltre osservato che l’apertura dell’associazione alla libera iniziativa al suo interno non è sempre stata compresa correttamente. L’assenza di una precisa distribuzione ed individuazione di ruoli e competenze allargata ad un maggiore numero di soci può in certi casi aver creato moti di esclusione, scarso interesse, poca chiarezza, seppure ogni iniziativa sia stata fatta in assoluta buona fede e nel rispetto degli altri.
Si riporta di seguito una possibile ridistribuzione di ruoli, attività e mansioni da assegnare ad i vari gruppi di lavoro:
· gruppo sociale: riflessioni teoriche sulle tematiche del cohousing (risoluzione dei conflitti, metodo del consenso, modello di regolamento di condominio, ecc..); ideazione e organizzazione eventi dell’associazione; formazione al proprio interno delle figure dei facilitatori; accoglienza per i nuovi iscritti
· gruppo comunicazione: gestione del sito internet dell’associazione; servizi fotografici e video degli eventi dell’associazione; promozione degli eventi dell’associazione; promozione dei progetti dell’associazione
· gruppo operativo: ricerca, valutazione e selezione di siti ed immobili nel territorio adatti al cohousing; stesura di studi di fattibilità su specifici progetti in forma preliminare (fattibilità urbanistica, architettonica, impiantistica, strutturale ed economica); ricerca di bandi di assegnazione di immobili, di finanziamento e agevolazioni fiscali; consulenza legale e amministrativa su specifiche questioni tecniche
Ogni gruppo, per la mole di lavoro richiesta, dovrebbe avere più di un referente, i quali dovrebbero assumersi un impegno formale in merito a reperibilità, presenza, garanzia di impegno e competenze relativamente alle tematiche affrontate. Le attività dei vari gruppi, da intendersi di pari valore e di pari importanza per la crescita e ed il perseguimento dei fini dell’associazione, dovranno essere svolte a titolo volontario e gratuito. Ogni socio, al momento della propria iscrizione, dovrebbe avere la facoltà di inserirsi nel gruppo di lavoro che più gli si addice, secondo le proprie inclinazioni caratteriali, culturali e professionali. I referenti dei gruppi non sono i soli promotori delle iniziative.
Ogni iscritto può presentare un’istanza per una nuova attività all’interno del gruppo, proponendola ai referenti.
Non potranno e dovranno essere prese in considerazione iniziative che non siano affini ai principi di CoAbitare e del cohousing. I membri del consiglio direttivo, eletti ogni due anni dall’assemblea, non devono necessariamente coincidere con i referenti dei gruppi di lavoro e non devono avere particolari competenze tecniche, professionali o attinenti alle attività dei gruppi stessi. Si auspica invece che i soci eletti nelle cariche direttive figurino tra i promotori di tutte le iniziative dell’associazione e che assicurino presenza, impegno, idee e massima convinzione nel modello del cohousing. Perché non siamo pazzi
L’associazione CoAbitare è un’associazione di promozione sociale e culturale e non ha fini di lucro. In realtà essa si propone, come fine ultimo, oltre alla promozione e allo sviluppo del modello del cohousing, anche di promuovere la realizzazione di interventi edilizi concreti. Come spiegato in precedenza, non sarà CoAbitare a realizzare, comprare o vendere degli edifici, ma delle cooperative autonome formate da soci di CoAbitare, al cui interno saranno presenti alcune delle figure necessarie per la redazione di un progetto edilizio e l’ottenimento dei relativi permessi. All’interno di CoAbitare esistono una serie di figure professionali, come architetti, ingegneri, sociologi, artigiani che potrebbero maturare esperienze professionali concrete, reali e remunerate durante le fasi realizzative degli edifici promossi dall’associazione, ma acquistati e costruiti da soggetti diversi dall’associazione. Non si tratta quindi di ipocrisia, masochismo, falsa modestia o di doppio gioco. Il forte investimento a titolo volontario di risorse, tempo ed entusiasmo all’interno dell’associazione potrebbe portare a giusti riconoscimenti professionali qualora i progetti di CoAbitare diventassero realtà. La grande esperienza maturata all’interno di CoAbitare sul tema del cohousing rappresenta comunque un arricchimento sia umano che professionale, garanzia di unicità e coerenza nella elaborazione di progetti mirati che professionisti esterni all’associazione difficilmente potrebbero concepire.
CoAbitare può diventare una scuola sperimentale di cohousing a tutti i livelli, sia per le persone che vogliono approfondire i concetti della condivisione sociale e del nuovo modello dell’abitare e sia per le persone che vogliono esprimere la propria professione confrontandosi con temi alternativi al solito modo di pensare alla casa, in tutte le sue sfaccettature. CoAbitare rappresenta un’esperienza probabilmente unica nel suo genere, perché unisce la spontanea iniziativa dal basso, prerogativa comune della fondazione di quasi tutte le comunità di cohousing del mondo, alla funzionale ed aperta struttura di un’associazione di promozione sociale e culturale in continua crescita. Essa si discosta nettamente dalle logiche speculative del mondo delle costruzioni edili o dal concetto di fornitura di pacchetti preconfezionati ai propri clienti. L’associazione non ha clienti ma soci e vive della loro presenza.
[*] La struttura operativa di Coabitare, ad oggi, formalmente non esiste. Essa dovrebbe essere costituita da soci che si assumano l’impegno preciso di attuare le mansioni operative richieste per la formazione di un gruppo d’acquisto fino alla costituzione di una cooperativa (scouting, studi di fattibilità, coordinamento, promozione). Tali attività, fornite a titolo gratuito, sono da intendersi completamente disgiunte rispetto alle analoghe iniziative di promozione legate all’aspetto più teorico di CoAbitare.
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