Social housing e zona grigia PDF Stampa E-mail
lunedì 19 novembre 2007

Social housing e zona grigia.

Interpretazioni libere di concetti a noi cari.

gray zone

 

La città ha una zona grigia.

Se ne stanno accorgendo in tanti e lo dicono con una parola in inglese che si deve dare possibilità alle  persone normali di avere una casa a prezzi normali. L’housing sociale è un modo esotico per spiegare che di comprare una abitazione ha necessità non solo la famiglia a basso reddito che ha diritto alla casa popolare, ma anche chi, né povero né ricco, quindi grigio, una casa non riesce a comprarla comunque.

 

Perché la zona grigia non è occupata dalle sole ragazze madri, da anziani vedovi semi pensionati o dai giovanotti bamboccioni di mamma. La zona grigia è assediata da giovani professionisti, ricercatori universitari pluridecorati, famiglie con due redditi e anche tre, ma che non bastano lo stesso a comprare una casa. La zona grigia è piena di non figli di papà, di laureati senza zii d’America, di nuovi e vecchi immigrati per lavoro o per diletto, di tutta quella generazione di trentenni e quarantenni ad oggi, che vorrebbero una casa da comprare senza vendere l’anima alle banche per tutta la loro esistenza.

 

Il tema dell’housing sociale, attualmente per fortuna diventato di moda anche dalle parti degli uffici di via Corte d’Appello del Comune di Torino, cade a fagiolo sulla groppa di CoAbitare e risveglia gli obiettivi per cui essa è nata: promuovere la realizzazione di case economiche e di sufficiente pregio col valore aggiunto del modello abitativo del cohousing.

L’housing sociale, da CoAbitare, è inteso non solo come economico sistema di realizzare (finalmente) una casa, ma anche nella sua accezione di garanzia di una migliore qualità della vita grazie alla costituzione di un vicinato amico.

Il surplus di sociale nella definizione di social housing, nel caso di CoAbitare, è proprio dato dalla forte idea del vicinato elettivo, che si conosce prima e per questo litiga un po’ meno, che gestisce i conflitti, che ha la vocazione all’aiuto reciproco.

 

Sul social housing si pubblicano statistiche e documenti. Le ricerche del SITI (Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione), a braccetto con Politecnico di Torino e Compagnia di San Paolo hanno prodotto un documento quadro sulle esperienze in Italia, tra le quali si citano, come esempi sperimentali, il cohousing, le residenze temporanee e l’autocostruzione.

 

CoAbitare, grigissima per vocazione, ha il dovere morale e la necessità di collocarsi e di approfondire il tema dell’housing sociale, perseguendo, parallelamente ad una approfondita riflessione teorica sul tema, la proposta di esempi concreti e reali di co-residenze (sociali per definizione).

 

Potremmo dire che il ferro è abbastanza caldo per essere battuto, che ogni lasciata è persa, che le porte sono già aperte e non hanno necessità di essere sfondate, oppure, più semplicemente, che i tempi sono maturi per poter realizzare le prime case adatte alle persone vicine a CoAbitare…

 

Pur sembrando grigi, i tempi sono davvero maturi.

 

Paolo Sanna





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