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La casa di "CoAbitare"
sabato 12 maggio 2007

Il vicinato elettivo

L’Associazione è costituita da persone che fino a poco tempo fa non si conoscevano.

Pur dotate di grande entusiasmo e convinte della bontà del progetto, necessitano di un certo tempo per conoscersi e sono perfettamente consapevoli che il “vicinato elettivo” sia una conquista troppo importante per non dedicarsi a questa attività molto seriamente. Sono stati definiti pertanto alcuni strumenti per favorire l’integrazione:

*        indagine conoscitiva tramite specifico questionario d’ingresso

        *         incontri finalizzati a focalizzare la motivazione all’adesione e a favorire l'aggregazione tra
                le persone

*         gruppi di lavoro su tematiche attinenti lo sviluppo del progetto

Non tutti sono adatti a vivere in cohousing ed infatti prevediamo una perdita in itinere, che secondo quanto riscontrato nelle precedenti esperienze internazionali, può raggiungere il 30%.

Solo attraverso un percorso di integrazione opportunamente organizzato e condiviso sarà possibile creare gruppi omogenei di persone che sceglieranno di coabitare nella stessa struttura.  

 

Una città solidale

E’ l’insieme di tutti questi fattori che costituisce il plus valore dell’iniziativa, in quanto ogni specifica caratteristica contribuisce a  moltiplicare l’efficacia  complessiva del modello cohousing a beneficio della qualità della vita dei coabitanti.

E se condomini di questo tipo potessero diffondersi in aree diverse della città  molte persone  potrebbero trarne vantaggio, non solo i “privilegiati” che vi abitano, in quanto esempi concreti di successo ai quali potersi ispirare.

Se la famiglia è, come è, il nucleo fondamentale della società, nell’area urbana il condominio costituisce il primo livello di aggregazione delle famiglie. Se il condominio, invece di essere come è comunemente la sede dello scontro, diventasse un luogo di socializzazione e sostegno reciproco,  pianificando una RETE DI CONDOMINI IN COHOUSING,  sarebbe possibile conseguire nel medio termine migliori livelli di vivibilità complessiva con evidenti vantaggi sociali ed economici per la collettività  e si creerebbero le premesse per una CITTA’ SOLIDALE.

 

Una casa differente

La casa è, a tutti gli effetti, il luogo dove la coabitazione si svolge. CoAbitare intende per casa un luogo complesso, integrato nell’ambiente che lo circonda, cittadino o rurale, in cui l’esigenza dell’abitazione e della singolarità degli abitanti si esaltano e si compenetrano con l’altrettanto forte necessità della socializzazione e della collaborazione reciproca, per il conseguimento di una qualità di vita alta, organica, naturale, sostenibile.

La riflessione di CoAbitare si è concentrata su alcuni aspetti prevalenti:

*        l’inadeguatezza del modello residenziale spesso proposto nelle città, costituito da aggregazioni poco organiche di unità abitative, in cui è spesso difficile la socializzazione e la condivisione per assenza di spazi di incontro,

*         l’impossibilità di partecipazione nel processo ideativo e progettuale della propria casa, per cui spesso si è portati alla disaffezione a spazi mai sentiti realmente propri,

*         la scarsa identificazione con la propria casa causata dalla mancanza di contenuti estetici di molti dei complessi edilizi e dei quartieri residenziali attualmente disponibili, prevalentemente unificati nella ripetizione di una architettura essenziale.

L’associazione si muove nella convinzione che possa svilupparsi, insieme e a supporto di un modello sociale partecipativo e sostenibile, un differente modo di abitare.

Le case di CoAbitare vogliono essere degli organismi che vivono in tutte le loro parti, in cui spazi collettivi e spazi privati si compenetrano e si pongono in continua relazione, mantenendo comunque chiara la propria connotazione. La presenza di spazi comuni chiusi o all’aperto potrà garantire l’aggregazione degli abitanti e allo stesso tempo fare in modo che le singole abitazioni si svuotino di ambienti normalmente inutili e poco sfruttati. I coabitanti potranno partecipare al processo creativo della propria casa, stabilendo insieme delle linee guida attorno alle quali il progetto possa essere sviluppato.

 

Una casa economica

CoAbitare intende promuovere presso la Pubblica Amministrazione una attività di ricerca ed individuazione di aree libere o di manufatti edilizi dismessi, nelle quali sviluppare, con opportune convenzioni o altri strumenti di accordo, la realizzazione di nuovi interventi costruttivi o il restauro di edifici esistenti, dove mettere in atto la coabitazione in tutte le sue possibili espressioni.

L’associazione segue con interesse, ad esempio, iniziative come la proposta di legge regionale 367 che promuove l’assegnazione di aree edificabili a cooperative tramite forme di convenzione.

CoAbitare ha la convinzione che la realizzazione di nuovi luoghi abitativi all’interno delle città, in zone centrali o in quartieri periferici o, ancora, in ex-fabbricati industriali, caserme o altri edifici di proprietà pubblica non utilizzati, ovvero in zone o edifici rurali, in cui avvenga e si sperimenti la coabitazione, possa costituire per la città una grande occasione di arricchimento sociale, di rivalutazione e di rilancio di aree depresse della città, oltre a poter costituire un esempio pilota da poter spendere e riproporre quale nuovo e attuale modello di residenza.

L’associazione si propone di realizzare  edifici a basso costo, contando:

*      su accordi di convenzionamento o di altra natura per l’ottenimento dei siti fabbricabili o da ristrutturare dall’Amministrazione Pubblica,

*  sulla progettazione completa e partecipata degli interventi edilizi, avvalendosi dell’attività e delle competenze dei propri soci,

*         su tecniche costruttive che sfruttino anche l’auto costruzione,

*     sull’uso di materiali di riciclaggio  la prefabbricazione, la sperimentazione di tecniche costruttive alternative,

*        lo studio accurato degli spazi privati e comuni.

Il basso costo non sarà dato dal solo investimento iniziale nella costruzione dell’edificio, ma anche dai ridotti costi di gestione dati dalla sostenibilità ambientale ed energetica portata dalle scelte tecnologiche ed impiantistiche.

Il processo progettuale comprenderà una attenta analisi del sito, delle condizioni ambientali di esposizione, ombreggiamento, ventilazione, della presenza di agenti inquinanti, la necessità di bonifiche o di particolari soluzioni per la protezione acustica e termica.

 

Una progettazione partecipata

L’architettura sarà, per quanto possibile, libera. Il processo progettuale sarà concepito come l’espressione delle esigenze della comunità dei coabitanti e si muoverà sulle linee guida che il vicinato elettivo costituitosi avrà delineato in accordo con i progettisti dell’associazione.

CoAbitare vorrebbe proporre degli episodi architettonici, fortemente rappresentativi dei propri abitanti. (è importante che l’abitante, tornando a casa, possa identificare le finestre della propria casa da lontano…)

L’esperienza progettuale dovrà necessariamente coinvolgere e responsabilizzare tutti gli attori del processo. Possiamo serenamente ammettere che non esisterà un modello, ma un approccio alla progettazione partecipata delle case di coabitazione. Sono i coabitanti che partecipano al processo, innanzitutto facendo un grosso sforzo di immaginazione e un giusto sacrificio di rispetto verso gli altri.

L’abitante non è responsabile solo della propria casa, quindi verso se stesso e la propria famiglia.

Egli è attore del progetto complessivo e, come tale, è responsabile verso tutto il processo.

Gli spazi saranno studiati in rapporto alle singole esigenze, quindi secondo unità abitative ben definite, in cui sarà garantita la proprietà privata, ma, di contro, in funzione della disponibilità oggettiva e delle imposizioni normative, gli spazi dovranno essere suddivisi nel rispetto della composizione complessiva dell’organismo abitativo, comprendendo gli eventuali spazi all’aperto, i necessari locali comuni, le aree tecnologiche, ecc.

L’idea progettuale guarda con attenzione alle esperienze danesi e inglesi di R. Erskine e a quelle italiane di GC. De Carlo, oltre alle interessanti ed attuali teorie dell’architettura  comunitaria di C.Alexander e C.Doglio.






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